TMI

La Terapia Metacognitiva Interpersonale (TMI) appartiene all’ultima generazione delle psicoterapie cognitive sviluppate negli ultimi vent’anni, allo scopo di adattare i modelli di terapia cognitiva alla cura dei pazienti con disturbi di personalità ed incrementarne l’efficacia.

La TMI si basa sull’idea che:

  1. Alcuni pazienti presentano difficoltà nel descrivere il proprio mondo interiore, faticano a comprendere cosa abbia scatenato un’emozione e in che modo quell’emozione abbia portato a conseguenze negative. Allo stesso tempo hanno difficoltà a comprendere cosa gli altri pensano e sentono e ad utilizzare tale conoscenza per migliorare la loro vita di relazione e formare legami stabili. L’insieme di queste caratteristiche è chiamata metacognizione.
  2. Gli stessi pazienti sono guidati nella vita di relazione da un insieme di aspettatve, spesso inconsapevoli, su come gli altri risponderanno ai loro desideri, speranze, e bisogni. A causa di queste aspettative, chiamate “schemi interpersonali”, spesso soffrono ancor prima di entrare in relazione con gli altri, oppure compiono azioni che da un lato impediranno loro di realizzare tali desideri, dall’altro non indurranno gli altri a rispondere in modo positivo. Ad esempio persone che desiderano essere stimate e partono dalla convinzione che gli altri li criticheranno, di riflesso saranno portate a sperimentare facilmente sentimenti come colpa o vergogna. Allo stesso momento tenderanno facilmente ad evitare di mostrarsi. Se l’altro darà segnali di apprezzamento o approvazione è probabile che il paziente non li noterà o li sminuirà; se l’altro darà segnali anche minimi di tipo negativo il paziente tenderà ad amplificarli, reagendo con estrema intensità emotiva e probabilmente si bloccherà nel tentare di realizzare le proprie mete.
  3. Alcuni pazienti, una volta sperimentati degli stati interni di intenso dolore, si trovano sprovvisti di strategie per regolarli, fanno fatica a calmarsi e restano preda di emozioni intense e difficile da controllare, quali angoscia, colpa, vergogna o rabbia. Altri, invce, entrano in stati di spegnimento affettivo, apatia e depressione e non riescono ad uscirne grazie ad esperienze di attività e benessere.
  4. Alcuni pazienti faticano a muoversi nel mondo, riconoscendo mete sentite come proprie ed a capire cosa desiderano. Di conseguenza restano facilmente bloccati, passivi e si sentono in balia di forze esterne o privi del senso di avere il controllo sulle proprie azioni.

La TMI ha come scopi principali:

  1. Migliorare la metacognizione, ovvero
  • la capacità di comprendere i pensieri, le emozioni, le cause psicologiche dei propri comportamenti disfunzionali;
  • promuovere la capacità di capire cosa gli altri pensano, provano e cosa li muove ad agire;
  • utilizzare la conoscenza sul proprio mondo interno e sul mondo psicologico degli altri per lenire la sofferenza e promuovere modi di relazionarsi con gli altri che permettano di vivere una vita sociale più realizzata, piena di senso e attiva.
  1. Comprendere quali sono gli schemi interpersonali che guidano le azioni che a loro volta portano a sofferenze riguardo la vita sentimentale, affettiva e di relazione in generale.
  2. Comprendere quali siano le strategie che la persona adotta per regolare le emozioni negative o superare momenti di passività, chiusura e depressione.
  3. Una volta aumentata la metacognizione, compresi gli schemi interpersonali problematici e le strategie disfunzionali per regolare le emozioni negative, paziente e terapeuta intraprendono una serie di azioni volte a promuovere il cambiamento.

L’importanza della relazione terapeutica

La TMI come molte terapie di terza ondata riconosce una importanza fondamentale alla reazione terapeutica. Fin dalle prime sedute il terapeuta presta attenzione alla qualità della relazione, riconoscendo precocemente segnali di conflitto, mancanza di condivisione, sfiducia, o chiusura da parte del paziente. Quando la qualità della relazione si altera e si creano conflitti e chiusure, il terapeuta invita il paziente e se stesso in un processo di riflessione condivisa. Il paziente sa che può parlare apertamente di qualunque problema nella relazione con il terapeuta, all’interno naturalmente di un contesto in cui i limiti della correttezza reciproca siano mantenuti, e che parlare dei problemi aiuta a migliorare la qualità della relazione e a risolvere i problemi. In questo modo la relazione terapeutica diventa una fonte preziosissima di informazione per capire il mondo interno del paziente. Quando la qualità della relazione è buona, e quando eventuali problemi tra paziente e terapeuta sono stati riconosciuti e superati insieme, il paziente può comprendere come abbia vissuto la relazione con il terapeuta in modo simile a come vive le relazioni nella sua vita. Scoprire che nella relazione terapeutica i problemi possono essere superati, o meglio ancora, che non si presentano come si temeva, è una fonte importantissima di cambiamento: il paziente scopre nuove modalità di gestione dei problemi e che le idee che aveva su di sé e sugli altri possono essere messe in discussione, che relazioni positive e benefiche esistono e possono essere raggiunte.

Bibliografia e Sitografia

Dimaggio G., Ottavi P., Popolo r., Salvatore G. “Corpo, immaginazione e cambiamento” Raffaello Cortina editore, 2019.

Dimaggio G., Popolo R. et al. “Terapia Metacognitiva Interpersonale dei disturbi di personalità” Raffaello Cortina editore, 2013.

http://www.centrotmiroma.altervista.org/wp/

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